Titoli di coda: integrazioni alla cronaca di mercoledì 5
Pubblicato da Emanuele Scotti su Dicembre 9, 2007
Ebbene sì: la presentazione di “Community management” è stata una serata interessante e ricca di spunti. Abbiamo registrato e promettiamo di mettere al più presto in rete le parti che potrebbero avere un qualche valore.
Intanto voglio annotare i nomi di chi ha animato la discussione, guadagnandosi in alcuni casi una citazione (anonima) in altre cronache della serata (vedi sotto). Andrea Cuomo è Executive Vice President (nonché Chief strategy and technology Officer) di STMicroelectronics NV: il suo commento sul contesto competitivo e in particolare sulla velocità che impone un’organizzazione aperta, fluida, interconnessa. Giuseppe Albeggiani è il “pubblicitario” che ha raccontato il progetto di BlogTV del Ministero degli Interni basato sul modello user-generated-content: è fondatore e managing director di Etnocom. Leonardo Previ - suo il commento sul paradosso del “governare l’organizzazione informale” e la riflessione che l’organizzazione informale genera senso ma non possiamo chiederle di garantire risultati - è uno dei “conversatori” del nostro libro nonché presidente di Trivioquadrivio. Fabrizio Cardinali - sua l’osservazione sul rischio per il nostro Paese di rimanere fruitori e non progettisti delle nuove tecnologie Web 2.0 - è presidente di ELIG-European Learning Industry Group. E poi ancora: Paolo Zanenga, Elena Sarati, il professional di BTicino.
Gli altri contributi del dibattito sono venuti dalle persone già citate nel programma: Antonio Fossati (come portare le innovazioni organizzative anche nelle PMI), Davide Biolghini (come Basilea2 ha impedito l’introduzione di metriche più attente al capitale umano), Francesco Robiglio (l’organizzazione informale ha un ruolo rilevante ma può svilupparsi solo a condizione che ci sia una buona organizzazione gerarchica).
Gli speaker hanno aperto la presentazione e sostenuto il dibattito fino a tarda sera.
Hanno raccontato di mercoledì 5: Antonio Santangelo, Francesca Cavecchia, Federico Gobbo
Da ieri, sul sito di Apogeo si può leggere la prefazione di Giorgio De Michelis “La rete come risorsa delle comunità” e scaricare gratuitamente il secondo capitolo del volume.




Dicembre 20, 2007 a 12:17 pm
Un pò tardivo, ma avrei qualche commento sulla serata del 5 alla SIAM.
Primo, il commento l’avrei anche fatto quella sera, ma un pò non ce ne è stato il tempo (impossibile far parlare tutti), un pò è stata data la parola solo a chi, nella platea, si era probabilmente già prenotato a priori conoscendo gli autori o avendo contribuito al loro lavoro.
Secondo, mi sembra di essere in presenza di qualcosa di già visto. E di pericoloso. Il dibattito dell’altra sera accresce questo mio dubbio. Mi spiego. Ancora una volta siamo in presenza di un pezzo di tecnologia che si cerca di assolutizzare e di vendere come panacea salvifica di tutti i mali. Orsù, signori e aziende, realizzate la vostra community e il vostro blog che improvvisamente le persone parleranno di più tra loro e si risolveranno magicamente i problemi che attanagliano lo sviluppo dell’organizzazione. Il problema, quello vero, è che nessuno spiega quale sia la funzione d’uso di questi benedetti strumenti di community. Che cosa farsene veramente! Uno compra o realizza un blog o una community e poi? Dicevo un film già visto perchè questa stessa situazione l’ho già vissuta sulla mia pelle con altre tecnologie come e-learning e knowledge management, che sono rimasti un bel pezzo di software senz’anima. Specie in Italia dove ci si è ostinati a “venderli” come tali con grave danno per chi vendeva e per chi comprava (specialmente). Una tecnologia fine a sè stessa alla disperata ricerca di una funzione d’uso, di un senso. Tra poco sarò tra gli artefici della pubblicazione di un libro nel quale si cerca, finalmente, di dare un senso anche a questi strumenti, di fornire un metodo, un linguaggio. Frutto di studio, ricerca di base e applicata. E a partire dal quale cerchiamo collaborazione per evitare nuovi naufragi. Tutti insieme. Terrò informati, se ci fosse qualcuno interessato.
Terzo, la platea. Mi sembra che vi fossero moltissimi consulenti, giornalisti, tanti studenti, molti curiosi, ma pochissime aziende, pochissimi manager, pochissimi amministratori delegati o direttori generali. Non dovrebbe essere il contrario? Istituirei una regola: un consulente può partecipare solo se porta in aula almeno due managers interessati.
Quarto e ultimo, ho rivisto molti volti noti del “mondo” della formazione/e-learning/knowledge management: non è che si sta ricreando lo stesso gruppo, un pò autoriferito, di convegnisti e relatori (sempre gli stessi, a turno) con la scusa di pubblicizzare questa nuova tecnologia?
Dicembre 20, 2007 a 1:20 pm
I temi che poni sono importanti.
Anche io faccio parte della schiera di quelli che hanno seguito con interesse l’evoluzione delle tecnologie applicate alla conoscenza e all’apprendimento. Oggi mi sembra ci sia una discontinuità (come abbiamo provato a dire nel libro): la tecnologia non è più un problema, le organizzazioni vivono un grande disagio sia nel confrontarsi con un mercato che chiede diversità e personalizzazioni, sia nel coltivare i propri talenti che cercano nel lavoro cura, identità, riconscimento (non solo economico). Il Web 2.0 sta mostrando modelli social, culturali, economici radicalmente diversi(dal basso, interconnessi bla bla). Portare questi modelli all’interno dell’impresa dà delle risposte (come nel caso BTicino: i risultati ci sono), ma vuol dire cambiare l’organizzazione e il management. Non è un fatto tecnologico. Come nel dibattito si è dimostrato, concentrandoci molto sull’informal.
Ma il dibattito è aperto e condivido le tue riflessioni.
Emanuele Scott